Il diritto di voto per gli stranieri in Europa : qualche esempio


Mardi, 20 Mai, 2014
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Francois Hollande ha dichiarato che sottometterà un testo relativo al diritto di voto per gli stranieri al Parlamento dopo le comunali. Mentre la questione fa ancora discutere in Francia, la causa ha compiuto buoni progressi in alcuni paesi vicini. 

L’Irlanda, la Norvegia, la Svezia, la Danimarca e il Benelux progrediscono.

In materia di diritto di voto per gli stranieri, diversi paesi in Europa si distinguono dagli altri. Prima di tutto l’Irlanda che si presenta come « pioniere ». In effetti, gli stranieri sono soggetti allo stesso trattamento dei cittadini nei comuni o loro equivalenti. Tale diritto è stato concesso dalle elezioni comunali del 1963. Per quanto riguarda la Svezia e la Danimarca, eccetto che gli irlandesi e i norvegesi che sono soggetti allo stesso trattamento dei cittadini, gli altri stranieri hanno la possibilità di votare per i comuni se hanno la residenza rispettivamente da 3 e 4 anni nel Paese.

In altri paesi come il Belgio, il Lussemburgo ed i Paesi Bassi il diritto di voto per gli stranieri senza condizione di reciprocità ha già preso corso. Effettivamente, gli stranieri residenti nel paese da 5 anni hanno la possibilità di votare nei comuni o loro equivalenti. I Paesi Bassi d’altronde rientrano nei primi paesi ad averlo concesso per le elezioni comunali del 1986.

Reciprocità in Spagna e Portogallo

È d’altronde importante sottolineare che alcuni paesi danno un’importanza consequenziale al principio di reciprocità per il diritto di voto. Si tratta di un principio giuridico che permette l’applicazione di diversi effetti giuridici, quando questi sono ugualmente accettati da paesi stranieri. È il caso di nazioni come la Spagna ed il Portogallo.

Un legame di causalità tra il diritto di voto e l’eleggibilità degli stranieri

Eccetto il caso del Belgio, dove i residenti di un comune hanno il diritto di voto ma non sono nella condizione di essere in una situazione di eleggibilità, constatiamo che una logica è globalmente accettata. In effetti, i paesi sopracitati applicano, con alcune sfumature diverse, le stesse condizioni per il diritto di voto e per l’eleggibilità. Così, se prendiamo l’esempio del Lussemburgo, constateremo che come per il diritto di voto, per l’ eleggibilità uno straniero debba risiedere da 5 anni nel Paese con una condizione supplementare di 6 mesi di vita nel comune in cui si presenta.

Il particolare caso della Svizzera

La Svizzera ha la particolarità di avere condizioni di diritto di voto e di eleggibilità diverse a seconda del cantone. Esiste uno scarto che può oscillare da 1 a 5 anni di residenza. Tuttavia, è una costante la possibilità per gli stranieri di votare in queste località.

Così numerosi paesi hanno accordato agli stranieri il diritto di voto. Tuttavia, alcuni pionieri dell’Unione Europea come l’Italia, la Germania e la Francia non l’hanno applicata, a prescindere delle condizioni. Ci potremmo così chiedere quale esempio la Francia seguirà dopo le comunali del 2014 ?

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