Grecia: gli immigrati tra l’incudine ed il martello


Mardi, 10 Juin, 2014
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Nella Grecia dell’austerity, gli immigrati irregolari si trovano ad affrontare politiche migratorie europee repressive ed un contesto locale ostile ai nuovi arrivati.

Mentre la Grecia peggiora nella crisi e le prospettive di vivere dignitosamente si allontanano di giorno in giorno, il flusso d’immigrati ingrossa le file dei precari. Se l’elevato numero di immigrati legali ed illegali- stimati rispettivamente a 800 000 e 400 000, nel 2011- anche se le stime variano – può sfidare un Paese in crisi, si sottolinea che solo pochi decidono di stabilirvisi. Nel 2011, la maggioranza degli ingressi in Europa sono avvenuti attraverso la Grecia.

E’ attraverso la Turchia, dove i permessi sono sostanzialmente meno cari e più facili da ottenere che all’interno dell’Unione Europea, che questi gruppi, al cui interno si accompagnano rifugiati politici ed economici, tentano di penetrare la “fortezza europea”. Una volta entrati in territorio ellenico a rischio della loro vita, i migranti sono generalmente arrestati dalla polizia, presi in flagrante o denunciati. Vengono in seguito detenuti in condizioni molto precarie in campi adibiti a tali scopi. La mancanza d’inquadramento, l’incertezza – non dispongono di alcuna informazione in relazione ai loro diritti e alle ragioni del loro internamento – la scarsa igiene, la denutrizione e la promiscuità di queste celle dove si contano uomini, donne, bambini, sono tali che spesso diventa difficile conservare il proprio equilibrio mentale. In mancanza di mezzi, i migranti sono spesso rilasciati dopo un periodo di detenzione che varia da qualche giorno a qualche mese. Ricevono un documento che li invita a lasciare il territorio nel giro di un mese, che permette in questo arco di tempo di viaggiare senza essere arrestati. Nel frattempo si sono rapidamente confrontati con la durezza delle politiche migratorie europee.

Incoerenza europea

La situazione è inoltre aggravata dall’attitudine incoerente dell’Unione Europea e degli stati membri aderenti all’area Schengen. In virtù degli accordi di Dublino II firmati nel febbraio 2003, tutti gli immigrati clandestini approdati in un Paese dell’Unione dovrebbero essere trasferiti nel primo Stato in cui sono stati registrati, grazie ai dati Eurodac che contengono informazioni delle persone che sono approdate alle porte dell’Europa o che hanno effettuato una domanda d’asilo. Questo meccanismo, che ha lo scopo di evitare ai candidati di presentare domande in diversi stati membri, alla fine li riversa tutti verso gli stati dell’Europa del Sud, lasciando a questi ultimi l’onere di gestire la questione. Nel caso della Grecia, dove sono registrati la maggior parte dei nuovi arrivati, tale pratica pone problemi evidenti.

Ad eccezione della Svezia, gli stati membri dell’area Schengen continuano ad espellere i migranti verso la Grecia, facendo poche considerazioni umanitarie. Ciò accade nonostante recenti decisioni della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbiano provvisoriamente invitato certi stati membri a sospendere le espulsioni verso la Grecia; questi, invece, continuano a mettere sotto pressione la repubblica ellenica affinché rinforzi i suoi controlli.

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